Sala della Biblioteca

La sala dell’antica Biblioteca Ducale, nata grazie al cardinale Alderano (1613-1700), figlio di Carlo I e Brigida Spìnola, che per volere testamentario chiese che la propria Biblioteca, già a Roma in Piazza Navona, ritornasse presso il palazzo di famiglia, ospita una straordinaria volta affrescata dal pittore fivizzanese Stefano Lemmi (1671-1730).

La decorazione è dedicata all’esaltazione delle arti, scienze e delle capacità intellettuali dell’uomo, rappresenta uno dei più significativi esempi di pittura allegorica presenti nel palazzo.
Al centro della composizione compare Apollo, divinità classica associata alla luce, alle conoscenze e alle arti. Attorno alla sua figura si dispongono numerose allegorie che personificano le principali discipline del sapere: la Musica, l’Architettura, la Medicina, la Sapienza e altre attività dell’ingegno umano. Ogni figura è identificabile attraverso attributi specifici e simbolici, come strumenti musicali, libri, compassi, pergamene e strumenti scientifici.

Il programma iconografico riflette gli ideali culturali dell’età barocca e dell’Illuminismo nascente, quando le corti europee cercavano di presentarsi come centri di cultura e di promozione del sapere. La presenza di Apollo e delle allegorie delle arti trasforma la biblioteca in un vero e proprio tempio della conoscenza, nel quale lo studio e la ricerca vengono elevati a valori fondamentali per la società.

Dal punto di vista artistico, l’affresco si caratterizza per l’uso della prospettiva illusionistica, che amplia visivamente lo spazio e crea l’impressione di una volta aperta verso il cielo. Il movimento delle figure, la luminosità della scena e l’equilibrio della composizione contribuiscono a rendere l’opera uno dei più raffinati esempi della decorazione settecentesca del Palazzo Ducale di Massa.

Attraverso questa rappresentazione, i Cybo-Malaspina intendevano sottolineare il proprio ruolo di mecenati e promotori delle arti e della cultura, affermando l’importanza del sapere come strumento di prestigio, governo e progresso civile.

The library.

The hall of the ancient Ducal Library, established thanks to the Cardinal Alderano (1613-1700), son of Carlo I and Brigida Spinola, who, by testamentary will, requested that his library, already located in Roma (in Piazza Navona), be returned to his family palace. The ceiling of the library is covered with frescoes by the painter Stefano Lemmi, who was born in Fivizzano (MS).

The fresco is dedicated to the celebration of the art, science and intellectual achievement of the humankind.

At the center of the composition stands Apollo, the classical god associated with light, knowledge, music, and the arts. Surrounding him are numerous allegorical figures personifying the principal fields of human knowledge, including Music, Architecture, Medicine, Wisdom, and other intellectual disciplines. Each figure can be identified through symbolic attributes such as musical instruments, books, compasses, scrolls, and scientific tools.

The iconographic program reflects the cultural ideals of the late Baroque period and the emerging Age of Enlightenment, when European courts sought to present themselves as centers of learning and artistic patronage. The presence of Apollo and the allegories of the arts transforms the library into a true temple of knowledge, where study and intellectual pursuit are elevated as essential values for the progress of society.

From an artistic perspective, the fresco is characterized by its illusionistic perspective, which visually expands the space and creates the impression of a ceiling opening onto the sky. The movement of the figures, the luminosity of the scene, and the balance of the composition make it one of the finest examples of eighteenth-century decoration in the Ducal Palace of Massa.

Through this representation, the Cybo-Malaspina dynasty sought to emphasize its role as a patron of the arts and culture, promoting knowledge as a source of prestige, good governance, and civic progress.

Pubblicato: 12 giugno 2026Ultima modifica: 19 giugno 2026
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